Cos’é il Neopaganesimo (3 parte)

Eccoci al terzo capito, di questo vastissimo argomento: ma bando alle ciance e riprendo da dove vi ho lascaiato.

Basi

Cerimonia romuvana

Il neopaganesimo, in generale, si propone di riportare alla luce quelle religioni e credenze dell’età antica, o comunque precristiane, che ponevano l’essere umano non al disopra ma all’interno della natura. La stessa wicca, eclettica per origine e natura, si definisce come una sopravvivenza moderna di un’ipotetica “antica religione” (termine coniato da Margaret Murray per riferirsi alla stessa wicca, ormai di uso raro), incentrata sul culto della Dea Madre, diffusa in Europa durante il Neolitico e tramandata in forma misterica lungo i millenni.

Questa tesi fu rilanciata dagli studi accademici degli anni cinquanta del XX secolo, quali quelli di Marija Gimbutas e di Robert Graves: il culto della Dea Madre si riallaccerebbe alla stregoneria medievale, vista come una religiosità basata sugli stessi concetti della moderna wicca, e da cui quest’ultima avrebbe attinto per effetto dell’iniziazione di Gerald Gardner nella New Forest Coven. L’ipotesi di un’ancestrale religione della Dea Madre e della sua sopravvivenza è tuttavia contestata dalla maggior parte degli studiosi contemporanei, tra cui Ronald Hutton. Caratteristica comune delle religioni neopagane è la rilevanza minima, se non nulla, attribuita alla mitologia, come accadeva anche per gran parte dei pagani dell’antichità classica. I pochi gruppi che ne apprezzano l’importanza ne sottolineano il valore puramente allegorico ed etico. Le religioni neopagane tendono a svalutare il mito anche per evitare l’irrigidimento dottrinale e la formazione di dogmi. Il neopaganesimo poggia infatti su un universalismo e un’apertura al relativismo, che conduce a un rigetto delle strutture più formali, come i testi sacri. Controtendenze sono riscontrabili tra i ricostruzionisti e, in alta percentuale, nel Teodismo, che spesso fanno di ideologie selettive e geneticistiche le chiavi di volta del proprio approccio alla spiritualità.

Elementi largamente attinti dalla tradizione occultistica del XIX e del XX secolo, soprattutto dall’ermetismo e dal rosacrocianesimo, sono ben visibili, in particolare nella wicca, che includeva in origine parecchie influenze delle dottrine di Aleister Crowley, poi in gran parte espunte dal lavoro di sistematizzazione e riscrittura della ritualistica operato da Doreen Valiente.

Ruolo dominante è anche quello delle religioni orientali, prime fra tutte l’induismo, il taoismo e il buddhismo, i cui elementi sono rintracciabili quasi ovunque nel patrimonio religioso neopagano.[ Forte è anche l’influenza della filosofia greca, dalla quale sono attinti la categoria dell’Uno e le differenti impostazioni neoplatoniche, plotiniche, pitagoriche, e delle filosofie naturaliste e panteiste dell’età moderna, che hanno come esponenti di riferimento rispettivamente Giordano Bruno e Baruch Spinoza.

Nell’eclettismo neopagano ha grande spazio la New Age, movimento sincretico gemmato anche dal neopaganesimo, che ha poi contribuito a formare, in particolare in quelle frange fortemente impregnate dalla cultura nordamericana. In questo contesto è maturato l’ingresso nel movimento neopagano di elementi della religione nativa americana e dello spiritualismo, favoriti dalla quasi totale assenza di ortodossie e di ortoprassi.

Dottrine

Le teologie neopagane, al di là della loro impostazione, che può essere panteista, monista, enoteista, animista o politeista (come nel caso delle religioni neopagane gentili, dette anche ricostruzionistiche, quali la Via romana agli dei, certe frange dell’etenismo e dell’ellenismo e la linea principale del neopaganesimo est europeo) non concepiscono gli dei come una pluralità di principi cosmici, ma come rappresentazioni delle forze della natura emanate dalla Divinità ancestrale, oppure come accettazione delle molteplici espressioni del divino. Spesso gli dei sono concepiti come proiezioni o rappresentazioni della mente umana.

Da questa matrice teologica comune si dipanano concezioni che spaziano dall’acosmismo al nonteismo (che è in un certo senso insito nella visione panteistica), al deismo, al pandeismo, al panenteismo, al dualismo, al suiteismo, all’autoteismo, fino allo psicologismo, che enfatizza una lettura mentale e psicologica della religione. In alcune tradizioni è presente anche una dimensione esoterica e mistica della ricerca spirituale.

L’essere umano, nelle varie espressioni del neopaganesimo, è considerato signore di sé stesso, artefice della sua morale e della società in cui vive, e allo stesso tempo parte di un eterno e ciclico equilibrio universale.


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Se non li aveste letti questi sono i post precedenti: cos’é il neopaganesimo 1 parte, cos’é il neopaganesimo 2 parte

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